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Sovranità tecnologica, ciò che manca davvero all’Europa

Sovranità tecnologica, ciò che manca davvero all’Europa

7 Ottobre 2026
4′ di lettura
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La penicillina l’ha scoperta un medico scozzese in un laboratorio di Londra, nel 1928. Per una decina d’anni rimase poco più di una curiosità da laboratorio. Poi, a Oxford, Howard Florey ed Ernst Chain riuscirono a trasformarla in un farmaco. Era piena guerra, ma l’industria britannica non aveva né i capitali né gli impianti necessari per produrla su larga scala. Florey attraversò l’Atlantico. Nel 1944, quando gli alleati sbarcarono in Normandia, gran parte della penicillina utilizzata per curare i feriti usciva dalle vasche di fermentazione delle aziende americane.

Ottant’anni dopo, l’Europa racconta il proprio ritardo nell’intelligenza artificiale con una formula che si sente ripetere da anni: l’America innova, la Cina copia, l’Europa regola. È una formula comoda, ma incompleta. Le ragioni del ritardo europeo si possono ricondurre a tre fattori: regole, talenti e capitali.

Partiamo dai numeri. Nel 2025, secondo l’Università di Stanford, gli investimenti privati nell’intelligenza artificiale sono stati pari a $286 miliardi negli Stati Uniti, contro appena $21 miliardi in Europa: quasi quattordici volte tanto. Otto gruppi tecnologici americani valgono oggi più di mille miliardi di dollari. L’azienda europea che più si avvicina a quella scala, Asml ||, si ferma a $670 miliardi e, soprattutto, costruisce macchinari per produrre semiconduttori, non intelligenza artificiale.

Grafico ASML

E la Cina, che secondo la formula dovrebbe limitarsi a copiare, sta raccogliendo capitali a un ritmo impressionante. DeepSeek sta chiudendo un round da almeno $12 miliardi prima della quotazione, mentre Moonshot AI vale circa $50 miliardi e punta alla Borsa di Hong Kong.

Le regole, da sole, spiegano poco. L’Europa regola più di chiunque altro, ma le sue norme valgono anche per i gruppi americani che vendono sul mercato europeo. E non hanno impedito a nessuno di loro di diventare enorme. Il problema dei talenti, invece, è più concreto: le istituzioni americane impiegano il 59% dei migliori ricercatori di intelligenza artificiale del mondo. Ma anche i talenti, alla fine, si comprano. Siemens || l’anno scorso ha portato via ad Amazon || la sua migliore risorsa per l’intelligenza artificiale generativa. Peter Koerte, che guida la divisione più redditizia del gruppo, ammette di aver firmato un assegno più grosso di quelli che si firmano normalmente in Europa.

Restano i capitali. Ed è qui che il ritardo europeo diventa più difficile da ignorare. Il caso più evidente è Mistral, considerata la principale risposta europea a OpenAI. Ieri ha presentato Mistral Large 4, un modello da mille miliardi di parametri, costruito in due mesi utilizzando 4.000 processori Nvidia || in data center europei. Secondo l’azienda è il più potente modello open source sviluppato fuori dalla Cina. Sulla programmazione resta però indietro rispetto ai migliori modelli americani. Guillaume Lample, cofondatore e Chief Scientist, lega i prossimi progressi alla potenza di calcolo che l’ultimo aumento di capitale permetterà di acquistare.

Il limite, dunque, non sembra essere nei ricercatori. È nei processori. E quindi nei soldi. A Settembre Mistral ha raccolto €3 miliardi a una valutazione di €21 miliardi. Lunedì, dall’altra parte dell’Atlantico, l’americana Reflection AI, nata appena l’anno scorso, ha presentato il proprio modello e, secondo il Wall Street Journal, tratta per raccogliere $2,5 miliardi a una valutazione di $25 miliardi. Il campione europeo vale quanto una promessa della Silicon Valley.

Ancora più istruttivo è quello che è successo Lunedì a Parigi. Schneider Electric ||, uno dei gruppi europei che più hanno beneficiato del boom dei data center, ha offerto circa $23 miliardi per l’americana PTC ||, specialista nel software per la progettazione industriale. La logica dell’operazione è evidente. Il problema è come pagarla. Schneider dovrà finanziarla con €16-17 miliardi di nuovo debito e almeno €5 miliardi di nuove azioni, proprio mentre il decennale francese sfiora il 5%.

È qui che il ritardo smette di essere soltanto un problema industriale e diventa un problema macroeconomico. Christian Stracke, presidente di Pimco, sostiene che a spingere verso l’alto i tassi reali in tutto il mondo sia soprattutto la fame di capitali dei grandi gruppi tecnologici, più che la paura dell’inflazione.

A Wall Street, il legame tra intelligenza artificiale e credito è più vivo che mai. Il consorzio di banche che finanzia Broadcom || sta raccogliendo $60 miliardi per i chip destinati ad Anthropic e ad altri operatori dell’AI. Secondo Carlyle, inoltre, il credito privato potrebbe dover mettere sul piatto mille miliardi di dollari per finanziare le nuove infrastrutture di calcolo. Se Stracke avesse ragione, l’Europa rischia di trovarsi nella posizione più difficile: paga il costo di un capitale reso più caro dalla corsa americana all’intelligenza artificiale senza partecipare direttamente ai rendimenti che quella stessa corsa sta generando.

La stessa partita, in scala molto più piccola, la giochiamo anche noi. A moneyfeel stiamo addestrando FinR1-Llama-8B con un fine-tuning su un dataset costruito a partire dai dati fondamentali del nostro Fundamental Analysis Engine, che copre un universo di circa 25.000 titoli. Non partiamo da dati finanziari generici: il nostro vantaggio è poter lavorare su informazioni già selezionate, strutturate e filtrate dal FAE, trasformando nel tempo quel patrimonio di dati in un miliardo di parametri aggiuntivi. È la stessa sfida descritta in queste pagine, ma con una scala completamente diversa: non abbiamo i capitali di una big fintech americana e dobbiamo costruire tutto da soli, un passo alla volta. Se fossimo nati in California, probabilmente sarebbe stato più facile. Siamo nati a Milano. Ci vorrà più tempo, ma ci arriveremo.

Radar AI & Capitale – Europe vs US

Quattro Fattori da Monitorare

FattoreLettura moneyfeelCosa la smentirebbe
Investimenti privati in AI, quattordici a uno per gli Stati UnitiIl ritardo europeo è un ritardo di capitale prima che di idee o di regoleInvestimenti privati europei in AI sopra i $40 miliardi nel 2026, il doppio del 2025, nel prossimo rapporto di Stanford
Mistral a €21 miliardi, Reflection AI in trattativa a $25 miliardiIl miglior modello aperto europeo vale quanto una start-up americana nata un anno faUn nuovo round di Mistral entro il 2027 a una valutazione sopra i $50 miliardi, la scala di Moonshot AI
Tassi reali spinti dalla domanda di capitali dell’AI, secondo PimcoL’Europa paga il costo del denaro dell’AI americana senza possederne i rendimentiUn calo di almeno mezzo punto del rendimento reale americano a dieci anni mentre la spesa per investimenti dei grandi gruppi tecnologici continua a salire nelle trimestrali di fine Ottobre
Schneider-PTC finanziata con €16-17 miliardi di debitoLe aziende europee meglio piazzate crescono comprando in America e pagano tassi da rischio sovrano franceseUn’emissione Schneider collocata a costi in linea con quelli di emittenti americani di pari rating

Fonte: moneyfeel research | Data: 06/10/2026

Il nostro caso, in fondo, è un ritratto dell’Europa in miniatura: un continente che non diventerà padrone della propria intelligenza artificiale con qualche regola in più o qualche campione nazionale. Le serve un mercato dei capitali abbastanza grande da trattenere il proprio risparmio e prestarlo alle proprie aziende a condizioni comparabili a quelle delle imprese americane. Finché resterà divisa in ventisette mercati nazionali, con altrettanti sistemi di vigilanza e altrettante leggi fallimentari, continuerà a ripetere, in forme diverse, quello che fece ottant’anni fa. Scoprirà la penicillina. E sarà l’America a venderla.

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moneyfeel è una fintech che integra analisi fondamentale e quantitative intelligence per i mercati finanziari. Ogni giorno produciamo ricerca proprietaria su azioni, mercati e macroeconomia tramite il Fundamental Analysis Engine (FAE) e i modelli CASCADE e LEADING. Un approccio costruito su oltre vent’anni di esperienza tra investment banking e hedge fund.

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