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Oracle costa pochissimo, ma la corsa ai data center divora capitale

1 Ottobre 2026
4′ di lettura
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Le stock option di Larry Ellison e dei due co-amministratori delegati di Oracle || | Quant ↗| oggi valgono zero. Non è una sorpresa per chi abbia seguito il titolo nell’ultimo anno, ma lo è il modo in cui la società lo racconta agli azionisti. Nel documento pubblicato Venerdì, il consiglio sostiene che proprio quelle opzioni senza valore dimostrano che il sistema di incentivi sta funzionando: i manager guadagneranno soltanto se riusciranno a riportare il titolo sopra i prezzi fissati dal piano.

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Quando sono state assegnate, le tre tranche valevano complessivamente $988 milioni. Il prezzo di esercizio era di $280 per Ellison e di $308 per Clay Magouyrk e Mike Sicilia. Mercoledì Oracle trattava intorno a $137,62, circa il 60% sotto il massimo storico di un anno fa. Perché quelle opzioni tornino a valere qualcosa, il titolo deve quindi più che raddoppiare.

La distanza fra il prezzo di oggi e quei livelli, però, convive con numeri operativi che raccontano una storia molto diversa. Nel primo trimestre dell’esercizio i ricavi sono aumentati del 30%, a $19,35 miliardi; quelli del cloud sono cresciuti del 62%; l’utile netto è salito del 60%, a $4,7 miliardi. Oracle ha inoltre firmato in soli tre mesi oltre $30 miliardi di nuovi contratti legati all’intelligenza artificiale. Il backlog, cioè il valore dei contratti già firmati ma non ancora fatturati, è arrivato a $664 miliardi, dai $638 del trimestre precedente.

Anche le aspettative sugli utili sono migliorate: quelle per i prossimi dodici mesi sono salite del 20% in un anno. E il mercato oggi paga Oracle 16,17× gli utili attesi, contro 33,36× di dodici mesi fa. Guardando soltanto il rapporto fra prezzo e utili, il titolo non era mai sembrato così economico.

È qui che compare il rovescio della medaglia. Il numero che manca al conto è il cash flow. Negli ultimi dodici mesi il flusso di cassa disponibile per gli azionisti è stato negativo per $41,1 miliardi e, per i prossimi dodici, gli analisti prevedono ancora un rosso di $38,6 miliardi. Nell’ultimo esercizio Oracle ha investito $55,7 miliardi, ha emesso $43 miliardi di obbligazioni e durante l’estate ha raccolto altri $20 miliardi vendendo azioni nuove a $141 l’una.

Da una parte ci sono quindi $664 miliardi di contratti già firmati. Dall’altra, decine di miliardi di cassa che escono ogni anno per finanziare l’espansione. Non sono due aziende diverse: sono le due facce dello stesso modello. La domanda è quanto capitale serva per trasformare quella crescita futura in cassa?

Il punto più delicato, però, sta nelle scadenze. Oracle ha in carico circa $248 miliardi di affitti di data center che partono dall’esercizio 2028 e durano fra i quindici e i diciannove anni, mentre i contratti con i clienti, secondo S&P Global, durano in media cinque. È la situazione di chi sottoscrive un mutuo trentennale per una casa il cui tetto va rifatto dopo dieci anni: la rata resta, anche se il tetto nel frattempo è da cambiare.

Il debito è già pari a circa 4,3× l’EBITDA, contro meno di 1× per gli altri grandi fornitori di cloud. E anche il mercato del credito sta mandando un segnale: il costo per proteggersi contro un default di Oracle ha raggiunto nuovi record.

Il dubbio non è soltanto teorico. Michael Burry, il gestore reso celebre durante la crisi dei mutui del 2008, ha dichiarato ad Agosto una posizione short sul titolo quando valeva $144,63. Secondo la sua tesi, fra il 2028 e il 2029 i grandi gruppi tecnologici potrebbero essere costretti a svalutare una parte degli investimenti fatti nell’intelligenza artificiale. Burry sostiene inoltre che il trattamento contabile dei pagamenti anticipati dei clienti potrebbe gonfiare di quasi il 20% i ricavi cloud futuri.

Il mercato, nel frattempo, non ha abbandonato Oracle. Sono 41 le case che coprono il titolo e 35 mantengono un giudizio positivo. Il target price medio è di $237,97, con un Target/Close Ratio a 173. Il confronto più diretto nel paniere resta Microsoft ||, che tratta a 24,09× gli utili attesi. Oracle costa circa un terzo in meno. Ma quello sconto ha una ragione precisa: la quantità di capitale che deve ancora impiegare e il debito necessario per sostenerne la crescita.

Anche il modello racconta questa doppia lettura. A Marzo, quando raccontavamo il passaggio di Oracle da Reduce ad Accumulate, il titolo valeva $161,49. A inizio Giugno aveva sfiorato $250. Il 22 Giugno il giudizio è sceso a Hold, poco prima dell’inizio della discesa. Oggi le due stime del valore restano distanti una ventina di punti: quella costruita sui flussi e quella ricavata dal prezzo sono entrambe ben sopra la quotazione. Il target a dodici mesi, invece, finisce poco sotto il prezzo attuale perché incorpora il forte momentum negativo. C’è poi un numero che merita più attenzione degli altri: il costo del capitale implicito nel prezzo è al 14,2%. È il rendimento che il mercato sta chiedendo a un debitore considerato rischioso, non a uno dei più grandi gruppi software del mondo. Il profilo di rischio restituisce la stessa tensione: punteggio composito di 76 su cento, in classe molto alta; beta di 1,60; volatilità realizzata del 51% nelle ultime tre settimane; z-score a -1,70.

Quadro Valutativo Oracle Corporation (ORCL) – 30/09/2026

Valutazioni di Mercato

IndicatoreValore AttualeTrend vs Q4 2025Note
Prezzo Corrente$137,62 −39,1% Da $226,13 di Agosto 2025, −65,7% dai $400 impliciti sul target high
Market Cap$417,71B −34,2%Da $635,16B in Q4 2025
Enterprise Value$555,15B −24,3%EV/MCap 1,33x, debito netto impl. $137,44B

Multipli Forward (NTM) – Software Infrastructure

IndicatoreValoreMediana SettorePosizionamento
P/E Forward16,17x18,82x Sconto −14,1% vs mediana peers
EV/EBITDA9,87x— −44,1% vs Q4 2025 (21,16x)
EV/Sales5,63x5,38x In linea +4,6% vs mediana
MC/FCF(10,82x)— FCF forward negativo, multiplo non significativo

Rendimento e Cash Flow

IndicatoreValoreTrend vs Q4 2025Note
Dividend Yield Forward (NTM)1,5% +0,7ppDa 0,8% di Agosto 2025
Dividend Yield LTM1,5% +0,7ppDa 0,8% di Agosto 2025
Dividendo per Azione (NTM)$2,01 −1,5%Sostanzialmente stabile da $2,04
FCF Yield NTM(9,2%) +1,9pp Negativo per il quinto trimestre di fila
NTM Levered FCF$(38,60B) +19,1% Da $(47,73B) di Maggio, deflusso in attenuazione

Target Price Analisti

IndicatoreValoreCoverageNote
Target Medio$237,9741 analisti +72,9% upside implicito
Target Mediano$240,00— +74,4% dalla mediana
Target Massimo$400,00— +190,7% bull case
Target Minimo$110,00— −20,1% bear case

Raccomandazioni Analisti – Sentiment Fortemente Positivo

RatingNumero% sul TotaleTrend vs Q4 2025
Buy2765,9% +8 vs Agosto 2025
Outperform819,5% +3 vs Agosto 2025
Hold717,1% −6 vs Agosto 2025
Sell12,4% +1 vs Agosto 2025

Rating Fundamental Analysis Engine moneyfeel

FrameworkRatingTarget PriceInsight
FA EngineHOLD$128,22 ER −6,8% | DQS 0,75 (Medium)

Metriche Operative Forward (NTM)

IndicatoreValoreTrend vs Q4 2025Note
NTM Revenues$98,68B +39,6%Da $70,65B di Novembre 2025
NTM EBITDA$56,27B +49,9% Margin 57,0%, in espansione
NTM EBIT$38,66B +30,9% Margin 39,2%
NTM EPS Normalizzato$8,52 +20,3%Da $7,08 di Novembre 2025
NTM Levered FCF$(38,60B) +19,1% Capex sul cloud assorbe tutta la cassa operativa

Confronto con Principali Competitor Software Infrastructure

AziendaP/E ForwardMarket CapEV/Sales Forward
Oracle (ORCL)16,17x$417,71B5,63x
Microsoft (MSFT)24,09x$3.832,84B9,62x
Synopsys (SNPS)24,57x$81,59B8,36x
NetApp (NTAP)18,82x$39,51B4,61x
Block (XYZ)15,70x$45,91B1,65x
VeriSign (VRSN)27,74x$25,97B14,60x

Fonte: moneyfeel research | Data: 30/09/2026

Il calendario offre già i prossimi appuntamenti: a Ottobre la giornata con gli investitori, il 18 Novembre il voto degli azionisti sui compensi e a metà Dicembre i conti del secondo trimestre. Nel frattempo, il Fundamental Analysis Engine mantiene “Hold“, giudizio in vigore dal 22 Giugno, e indica un target price a dodici mesi di $128,22, il 6,8% sotto la quotazione di Mercoledì.

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