La transizione verso l'edilizia sostenibile è un tema caldo in Europa, e l'Italia si trova di fronte a una sfida monumentale. Secondo una recente analisi di Deloitte, la direttiva europea incentrata sulle "case green" potrebbe richiedere al Bel Paese un investimento colossale, stimato tra gli 800 e i 1.000 miliardi di euro, per la riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale. Questa cifra astronomica riflette la necessità di modernizzare oltre l'80% degli edifici residenziali italiani, considerati obsoleti e responsabili di significative inefficienze energetiche.
Il report emerge in concomitanza con l'evento "Greenhouse Legislation" dove si evidenzia che l'83% degli edifici in Italia è stato costruito prima del 1990, una percentuale che supera la media dell'Unione Europea, ferma al 76%. Ancora più preoccupante è il dato che oltre la metà degli edifici, circa il 58%, risale a prima degli anni '70. Questa situazione ha portato a una percentuale allarmante di immobili di classe energetica F e G, che in Italia supera il 60%, ben al di sopra delle cifre registrate in Germania 45%, Spagna 25% e Francia 21%.

La direttiva "case green" offre agli Stati membri l'autonomia di adattare la normativa al proprio contesto nazionale, a patto che almeno il 55% della riduzione del consumo energetico sia ottenuta attraverso la ristrutturazione di edifici con classi energetiche meno efficienti. Deloitte avverte che senza un approccio sistemico, la nuova norma potrebbe innescare una serie di rischi per il settore bancario italiano. Tra questi, un aumento dell'esposizione al rischio con conseguente potenziale svalutazione degli asset immobiliari che fungono da garanzia per le banche, influenzando negativamente sia i Risk Weighted Assets (RWA) sia il rapporto "loan to value" dei mutui concessi.
Inoltre, si potrebbe assistere a una restrizione nell'erogazione del credito, con un impatto diretto sulla vendita di prodotti finanziari legati a immobili ad alto consumo energetico, alcuni dei quali potrebbero diventare non affittabili. Infine, Deloitte solleva la questione di una possibile revisione delle regole europee per le maggiori banche, che potrebbe avere ripercussioni più gravi per le istituzioni italiane, date le condizioni sistemiche meno favorevoli rispetto ad altri paesi del Vecchio Continente.

