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La débâcle della CDU e il deficit dell'Italia non spaventano i mercati

La débâcle della CDU e il deficit dell’Italia non spaventano i mercati

23 Settembre 2026
3′ di lettura
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Da Lunedì l’Euro Stoxx 50 || ha guadagnato circa l’1,4%. Nelle stesse ore, però, l’Europa metteva insieme una delle settimane politicamente più complicate dell’anno. In Meclemburgo-Pomerania la Cdu di Friedrich Merz si è fermata al 4,9%, restando fuori dal parlamento regionale per la prima volta dalla nascita della Repubblica federale. A Berlino ha vinto la Linke, con un programma che prevede l’esproprio delle case dei grandi gruppi immobiliari quotati. A Roma l’Istat ha certificato un deficit al 3,1% nel 2025, appena un decimale sopra la soglia che avrebbe chiuso la procedura europea. Tre segnali diversi, una domanda comune: perché le Borse continuano a comportarsi come se nulla fosse? La risposta è che, per ora, il mercato vede le tensioni ma non ne teme le conseguenze.

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La crepa più evidente passa dalla Germania. Dopo il 44,6% dell’AfD in Sassonia-Anhalt, è arrivato il 38,2% in Meclemburgo-Pomerania, dove Leif-Erik Holm parla ormai apertamente di sostituire la Cdu come primo partito conservatore del Paese. Friedrich Merz, sedici mesi dopo l’insediamento, è il cancelliere meno popolare del dopoguerra e continua a difendere un’agenda di riforme su pensioni, sanità e fisco proprio mentre il consenso si restringe. Carsten Brzeski, responsabile globale macro di ING Bnak, ha riassunto il paradosso meglio di chiunque altro: “anni di stagnazione hanno prodotto la frammentazione politica, e quella frammentazione renderà ancora più difficile uscire dalla stessa stagnazione. È un circolo vizioso“.

A Berlino quel cambiamento ha già trovato un bersaglio preciso. La Linke propone l’esproprio dei gruppi quotati con oltre tremila appartamenti, società come Vonovia || e Deutsche Wohnen, per un patrimonio compreso fra 220mila e 250mila abitazioni. Che la misura si realizzi davvero è tutt’altro che scontato. Più interessante è un altro aspetto: fino a pochi anni fa una proposta del genere sarebbe rimasta ai margini del dibattito politico. Oggi entra negli outlook degli analisti.

L’Italia, intanto, presenta un problema diverso. Quel decimale che separa il 3,1% dal 3% non è solo una soglia europea. Significa mantenere aperta la procedura d’infrazione fino al 2027, conservare l’obbligo di una correzione strutturale dello 0,5% l’anno e rinunciare a circa dieci miliardi di margine sulla prossima legge di bilancio, da chiudere entro metà Ottobre. Nello stesso aggiornamento l’Istat ha rivisto il Pil 2025 dallo 0,5% allo 0,6% e certificato una pressione fiscale al 42,9%, il livello più alto dal 2014. La crescita c’è. È semplicemente troppo piccola per fare la differenza.

La variabile che può cambiare il quadro, però, è un’altra. Philip Lane, capo economista della Bce, ha avvertito che l’Europa sta entrando in una seconda ondata di rincari energetici, dal gas al petrolio, destinata a mantenere l’inflazione sopra il 2% almeno fino alla metà del 2027. Con un’inflazione attesa verso il 4% nei prossimi mesi, un nuovo rialzo dei tassi a Ottobre è quasi scontato.

Eppure c’è anche l’altra metà della storia, quella che i mercati stanno scegliendo di leggere. Lo spread fra Btp e Bund resta saldamente sotto i novanta punti base, ben lontano dagli oltre duecento del 2022. Andrea Orcel, proprio il giorno della disfatta della Cdu, ha parlato di “progressi sostanziali” nell’operazione Commerzbank ||, immaginando banche europee più grandi e integrate. È un’immagine quasi simbolica: mentre la politica si frammenta, la finanza costruisce ponti.

La calma dei mercati, però, comincia a trovare qualche voce fuori dal coro. Michael Wilson, strategist di Morgan Stanley, ritiene che un nuovo aumento dell’energia e condizioni finanziarie più rigide possano far scivolare l’S&P 500 || fino a 7.100 punti prima di una ripresa verso quota 8.000. Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, sostiene invece che i mercati incorporano aspettative troppo generose sulla redditività dell’intelligenza artificiale e che proprio per questo restano vulnerabili a correzioni improvvise. Nessuno dei due parla apertamente della Germania o dell’Italia. Parlano del momento in cui il ciclo economico smette di assorbire gli squilibri politici e fiscali. Ed è esattamente il punto in cui oggi i due Paesi avrebbero meno margine per reagire.

Ciò che Regge e Ciò che Pesa | Settembre 2026

La Lettura moneyfeel

FattoreLa letturaCosa la smentirebbe
Frammentazione politica tedescaNon è un voto di protesta ma un meccanismo: la stagnazione genera frammentazione e la frammentazione blocca le riforme che servirebbero a uscirneIl pacchetto su pensioni e sanità approvato dal Bundestag entro fine anno
Deficit italiano al 3,1%Il decimale mancante toglie il margine alla manovra proprio nell’anno prima delle elezioniUna legge di bilancio a metà Ottobre che rispetti la correzione dello 0,5% senza misure una tantum
Seconda ondata energeticaLa Bce alzerà ancora e l’inflazione resterà sopra il 2% fino al 2027: il costo del debito sale per i paesi che hanno meno spazioUn Brent stabilmente sotto i novanta dollari prima della riunione di Ottobre
Spread sotto i novanta puntiIl mercato premia la stabilità del governo, non i conti: è una fiducia politica, e le fiducie politiche si rivedono in frettaUno spread stabile anche dopo la presentazione della manovra e il giudizio della Commissione
Borse europee in rialzoLeggono la colonna di ciò che regge e ignorano quella di ciò che pesaUn Euro Stoxx 50 che tiene i massimi anche con un rialzo Bce a Ottobre

Fonte: moneyfeel research | Settembre 2026

Il calendario, a questo punto, diventa decisivo. Entro metà Ottobre l’Italia deve consegnare la legge di bilancio a Bruxelles e al Parlamento. Il 29 Ottobre la Bce deciderà se alzare ancora i tassi. A inizio Novembre arriveranno le elezioni di mid-term negli Stati Uniti, che Wilson indica come possibile nuova fonte di volatilità. Nel frattempo, settimana dopo settimana, la Cdu continuerà a misurare la tenuta politica di Merz.

Per ora le Borse possono ancora permettersi di separare quello che pesa da quello che regge. Ottobre, probabilmente, sarà il mese in cui i mercati dovranno decidere quale delle due realtà pesa davvero di più.

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moneyfeel è una fintech che integra analisi fondamentale e quantitative intelligence per i mercati finanziari. Ogni giorno produciamo ricerca proprietaria su azioni, mercati e macroeconomia tramite il Fundamental Analysis Engine (FAE) e i modelli CASCADE e LEADING. Un approccio costruito su oltre vent’anni di esperienza tra investment banking e hedge fund.

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