Carlos Tavares, l’amministratore delegato di Stellantis |

Con la sua uscita, i poteri esecutivi passeranno a un comitato interno guidato da John Elkann, presidente del gruppo e anche amministratore delegato di Exor, la holding che detiene la maggioranza delle azioni della società. A Ottobre era stato già avviato il processo per la ricerca di un successore, e la nomina del nuovo CEO dovrebbe concludersi entro metà 2025. Nel frattempo, Stellantis ha confermato i target finanziari per il 2024, come annunciato a fine Ottobre, cercando di mantenere la stabilità nonostante il cambiamento al vertice.
Le dimissioni sembrano essere il risultato di divergenze strategiche con il consiglio di amministrazione, come ha spiegato Henri de Castries, senior independent director del gruppo.

"Il successo di Stellantis si è basato su un perfetto allineamento tra azionisti, consiglio e CEO. Nelle ultime settimane sono emerse forti divergenze che hanno portato a questa decisione", ha dichiarato de Castries, cercando di spiegare le ragioni dietro il cambiamento.
Dal canto suo, John Elkann ha espresso gratitudine nei confronti di Tavares, per il suo impegno costante e il ruolo chiave nella creazione del gruppo italo-francese, sottolineando anche i successi precedenti con PSA e Opel. "Mi metterò subito al lavoro con il nostro comitato esecutivo ad interim, insieme ai colleghi, per garantire che la strategia dell'azienda prosegua senza interruzioni, mentre completiamo il processo di nomina del nuovo CEO", ha dichiarato, facendo capire che l’azienda continuerà a guardare al futuro con determinazione, mantenendo un focus sulla crescita a lungo termine.
Qual è, dunque, l’eredità di Carlos Tavares? Il manager portoghese non è riuscito a compiere il miracolo di guidare un colosso dell’automotive attraverso quella che si configura come una delle sfide più ardue: una transizione energetica, aggravata da una tempesta perfetta che sta scuotendo profondamente l’intero settore. Non mancano gli interrogativi sul futuro dell’industria automobilistica globale. Cresce il timore che alcune grandi multinazionali possano seguire il destino di Nokia, incapaci di reggere il passo dell’inarrestabile avanzata cinese, tra vendite in calo e un’escalation di profit warning.
Il titolo ha recentemente registrato una serie di downgrade, riflettendo una revisione delle prospettive da parte della maggioranza degli analisti, che hanno abbassato il rating da sovraperformance a posizioni più moderate o neutrali. L'analisi complessiva indica una visione mista, con una valutazione che resta positiva sul lungo termine, come dimostrato dal target di prezzo medio pari a 14,94 EUR. Tuttavia, la volatilità del consensus è alta, con un ampio divario tra il target massimo fissato a 28,5 EUR, e il target minimo di 11 EUR, che suggerisce un rischio di ribasso. Le dimissioni di Tavares generano incertezze nell'organigramma aziendale e acuiscono i rischi legati alle recenti evoluzioni del comparto automotive, che giustificano una posizione di attesa e cautela sul titolo.

