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Farmaceutico europeo sotto pressione: il peso della politica e la sfida della ricerca

20 Dicembre 2024
1′ di lettura

Il 2025 si aprirà con un clima di incertezza per il settore farmaceutico europeo, stretto tra le incognite legate alla politica sanitaria statunitense e l’impatto dei risultati dei trial clinici su terapie innovative.

L'indice Stoxx 600 Health Care Index, ha perso il 12% rispetto al massimo storico di fine Agosto e questo calo è stato accentuato dalla nomina di Robert F. Kennedy Jr. alla guida del Department of Health and Human Services da parte del presidente eletto Donald Trump. Conosciuto per le sue posizioni scettiche sui vaccini, Kennedy ha innescato un'ondata di vendite sui titoli farmaceutici sia negli Stati Uniti sia in Europa, alimentando timori sulla sostenibilità del business legato ai vaccini e sui futuri interventi sui prezzi dei farmaci.

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Le sei maggiori aziende farmaceutiche europee, tra cui Novo Nordisk ||, AstraZeneca || e Novartis ||, generano tra il 40% e il 55% dei loro ricavi annuali negli Stati Uniti. Secondo gli analisti di Barclays, questo rende il settore particolarmente vulnerabile alle politiche sanitarie americane, con il rischio di impatti significativi su prezzi e volumi.

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Il 2024 era stato un anno straordinario per il comparto, trainato dal successo di farmaci innovativi come quelli per la perdita di peso e dalla natura difensiva del settore in un contesto economico europeo stagnante. Tuttavia, il momentum si è interrotto, anche a causa di episodi come il calo delle azioni di Novo Nordisk, il gigante danese, e le difficoltà di compliance di AstraZeneca in Cina. Secondo gli analisti di HSBC, "senza il mercato statunitense, l'economia dello sviluppo farmaceutico semplicemente non regge". Questo sottolinea come il settore sia strutturalmente dipendente dalle politiche e dalle dinamiche del mercato americano, sia per il pricing che per il volume di vendite.

Oltre all’incertezza politica, il 2025 sarà un anno cruciale per i risultati dei trial clinici. I dati attesi da Novo Nordisk, AstraZeneca e Novartis sono considerati tra i più promettenti, con un’elevata probabilità di successo. Al contrario, aziende come Roche e GSK sembrano avere prospettive più deboli e bassi tassi di successo. I risultati di questi trial definiranno chi sarà in grado di consolidare la propria posizione sul mercato e chi, invece, dovrà affrontare la perdita della protezione brevettuale su farmaci chiave.

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Nonostante il recente pullback, il settore continua a essere scambiato a valutazioni elevate, con un rapporto prezzo/utili previsto di 16x volte, circa il 20% superiore rispetto al benchmark europeo. Questo rende il comparto vulnerabile a qualsiasi contraccolpo, come avvertono gli analisti di JPMorgan: "Anche un piccolo fallimento può avere un impatto sproporzionato sulle performance azionarie".

Gli investitori devono prepararsi a un anno più volatile, con il settore che si trova a un bivio tra consolidamento e rischio di una correzione. Se da un lato il mercato americano continua a rappresentare una fonte essenziale di redditività, dall’altro l’incertezza politica e i risultati clinici potrebbero cambiare radicalmente le carte in tavola.

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