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Oro in Ascesa Nonostante l’Aumento dei Tassi: Un Cambio di Paradigma?

25 Giugno 2024
1′ di lettura

In passato, il prezzo dell’oro era strettamente correlato al rendimento dei Treasury americani, muovendosi solitamente in direzione opposta a quella dei rendimenti dei titoli del Tesoro a dieci anni. Il panorama economico attuale presenta una realtà diversa. Negli ultimi mesi, il prezzo dell'oro è aumentato, nonostante l'incremento simultaneo dei tassi di interesse. Questo cambiamento evidenzia nuovi fattori che influenzano il mercato.

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Secondo il recente rapporto del World Gold Council, la domanda del metallo giallo ha raggiunto livelli record, trainata principalmente dalle banche centrali di Cina, India, Turchia e altri Paesi emergenti. Questa tendenza all’acquisto non è un sintomo di de-dollarizzazione, ma piuttosto un tentativo da parte di alcuni Paesi di diversificare le loro riserve con beni non sequestrabili. L'esperienza della Banca centrale russa, che ha visto congelate le sue riserve di valuta estera nel 2022, ha accelerato il trend. Dal terzo trimestre del 2022, le sole economie emergenti, esclusa la Cina, hanno aggiunto 2.200 tonnellate alle loro riserve, per un valore di 170 miliardi di dollari. Questo rappresenta un quinto della domanda globale, un valore doppio rispetto alla media del decennio precedente.

Contrariamente a quanto si possa pensare, le riserve auree delle banche centrali non hanno raggiunto i massimi storici negli ultimi anni. Nel 1950, l'oro rappresentava l'80% degli stock nelle economie avanzate, mentre oggi questa percentuale è scesa al 17%. Le differenze tra i vari Paesi sono notevoli: l'Italia, la Germania e gli Stati Uniti detengono circa il 60% delle loro riserve in oro, mentre Cina, India, Regno Unito, Svizzera e Giappone ne detengono tra il 4% e il 10%. Nonostante la Svizzera abbia venduto il 34% del suo stock tra il 1999 e il 2021, resta il principale centro mondiale per il raffinamento e la trasformazione del metallo prezioso. Il mercato è anche divenuto sempre più liquido e globale, oltre ai mercati storici di Londra, New York e Tokyo, sono emersi nuovi hub come lo Shanghai Gold Exchange, il Multi Commodity Exchange of India e il Singapore Precious Metals Exchange.

La de-dollarizzazione è guidata più dalla sostenibilità del debito americano, che ha superato i 35.000 miliardi di dollari, e dai recenti aumenti dei tassi d'interesse della Fed, piuttosto che dall’acquisto di oro.

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La percentuale di valuta americana nelle riserve mondiali è scesa dal 70% al 55% negli ultimi vent’anni, mentre le banche centrali hanno iniziato a diversificare acquistando valute come il dollaro australiano, canadese, di Singapore, il renminbi cinese e il won sudcoreano

Alla fine, nonostante i cambiamenti nella domanda di oro e nel panorama economico globale con implicazioni geopolitiche significative, il dollaro conserva il suo ruolo di valuta dominante. Ma la crescente diversificazione delle riserve valutarie e l'evoluzione dei mercati stanno introducendo una crescente complessità che richiederà attenzione da parte degli investitori e delle istituzioni nei prossimi anni.

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