L'accordo è arrivato. Dopo ore di negoziati in Scozia, Trump e von der Leyen hanno chiuso l'intesa sui dazi al 15%. Il presidente americano, che aveva passato la mattinata a giocare a golf nel suo resort di Turnberry, ha siglato quello che la presidente della Commissione europea ha definito "l'accordo commerciale più grande mai raggiunto". Un'intesa che dovrebbe evitare la catastrofe commerciale e salvare miliardi di euro di esportazioni.
La posta in gioco era enorme. L'Italia rischiava di perdere 8 miliardi di euro di export secondo Cerved, mentre Confindustria parlava di 23 miliardi considerando anche l'effetto del dollaro debole. Cifre che avrebbero trasformato settori interi dell'economia italiana, dalla meccanica alla moda, dalla chimica al farmaceutico. L'accordo al 15% (tecnicamente 14,8%) evita il peggio, ma rappresenta comunque un aumento rispetto al 10% attuale più il 4,8% preesistente.
Questa crisi commerciale ha rivelato quanto l'Europa dipenda ancora dalle decisioni oltre Atlantico. L'Unione che si vanta di essere una potenza economica globale si è dovuta piegare alle condizioni di Trump, che ha mantenuto fermo il principio: "I dazi non scenderanno sotto il 15%". Una lezione di geopolitica che Bruxelles non dimenticherà facilmente.
I mercati dovrebbero reagire positivamente all'annuncio dell'intesa. I titoli del lusso come Moncler |
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Stessa sorte per il settore farmaceutico che è rimasto fuori dall'accordo. Trump è stato categorico: "I farmaci non ne faranno parte, perché dobbiamo produrli negli Stati Uniti" mentre von der Leyen parla di possibili dazi al 15%. Una contraddizione che dovrà essere risolta nei prossimi giorni.
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L'Europa ha accettato di "riequilibrare" gli scambi, come ha ammesso von der Leyen: "Noi abbiamo un surplus, gli Stati Uniti hanno un deficit e dobbiamo riallinearlo". Tradotto: l'Europa dovrà comprare di più dall'America per mantenere aperto il mercato statunitense.
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Alla fine, l'accordo al 15% non è giustizia, ma pragmatismo e rappresenta comunque un costo aggiuntivo che molte aziende dovranno assorbire o trasferire sui consumatori. Non tutte ci riusciranno con la stessa facilità. Von der Leyen ha capito che Trump ragiona in termini di rapporti di forza, non di diritto. Così, l'Europa ha dovuto adattarsi a questa realtà per evitare conseguenze peggiori. Ora resta da vedere se i mercati premieranno questa strategia o se puniranno comunque l'aumento dei costi operativi che l'accordo comporta. Ma almeno si è evitato il disastro.




