Lo schiaffo del 39% sui dazi firmato Trump ha colpito duramente anche dove nessuno se lo aspettava: in Svizzera. Venerdì il franco |
La sorpresa tradisce un errore di valutazione che rischia di costare caro. Con 60,9 miliardi di dollari di export verso gli Stati Uniti nel 2024, la Svizzera si era illusa che la sua tradizionale neutralità la mettesse al riparo dalle tempeste geopolitiche. Ma l’aliquota del 39%, superiore al 31% ventilato ad Aprile, colpisce il cuore dell’economia elvetica: farmaceutica, orologeria, macchinari di precisione. Settori che hanno fatto della qualità svizzera un marchio globale.
Il comparto farmaceutico incassa un doppio colpo. Novartis |
Anche l’orologiera, fiore all’occhiello dell’export confederato, si trova in mezzo alla tempesta perfetta. I dazi colpiscono mentre il settore combatte già contro il calo della domanda globale, l’aumento dei costi dei metalli e la forza del franco. Richemont |
La reazione dei mercati fotografa bene la portata del problema. Watches of Switzerland |
La finestra negoziale che si chiude il 7 Agosto mette Berna sotto pressione. Il governo, che ha abolito tutte le barriere doganali sui prodotti industriali, contesta le accuse di mancanza di reciprocità. La bilancia commerciale, includendo i servizi, risulta pressoché in equilibrio. Argomenti razionali che potrebbero non bastare di fronte a una strategia americana che privilegia la forza alla logica economica.
Nell'era Trump nessun paese può considerarsi al sicuro. La neutralità secolare, che ha protetto la Confederazione da due guerre mondiali, si rivela inutile contro una guerra commerciale che non riconosce tradizioni diplomatiche. Il prezzo da pagare per scoprire che il mondo è cambiato potrebbe essere molto salato: 39%, per l'esattezza.




