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Il prezzo della neutralità

Il prezzo della neutralità

4 Agosto 2025
1′ di lettura

Lo schiaffo del 39% sui dazi firmato Trump ha colpito duramente anche dove nessuno se lo aspettava: in Svizzera. Venerdì il franco || ha segnato la peggiore performance tra le valute del G10, cedendo oltre l’1% contro il dollaro. “Non è chiaro cosa gli Stati Uniti vogliano da noi”, ha ammesso un parlamentare al Financial Times, concludendo: “è giusto dire che il governo è in stato di shock”. Una reazione che rivela quanto Berna fosse impreparata ad affrontare una guerra commerciale che sembrava non riguardarla.

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La sorpresa tradisce un errore di valutazione che rischia di costare caro. Con 60,9 miliardi di dollari di export verso gli Stati Uniti nel 2024, la Svizzera si era illusa che la sua tradizionale neutralità la mettesse al riparo dalle tempeste geopolitiche. Ma l’aliquota del 39%, superiore al 31% ventilato ad Aprile, colpisce il cuore dell’economia elvetica: farmaceutica, orologeria, macchinari di precisione. Settori che hanno fatto della qualità svizzera un marchio globale.

Il comparto farmaceutico incassa un doppio colpo. Novartis || e Roche ||, che avevano appena annunciato nuovi investimenti negli Stati Uniti, si trovano ora a fronteggiare costi aggiuntivi mentre Trump insiste pure per una riduzione dei prezzi dei farmaci americani. Interpharma parla di “enorme danno economico” e avverte: gli investimenti in ricerca e sviluppo potrebbero essere a rischio.

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Anche l’orologiera, fiore all’occhiello dell’export confederato, si trova in mezzo alla tempesta perfetta. I dazi colpiscono mentre il settore combatte già contro il calo della domanda globale, l’aumento dei costi dei metalli e la forza del franco. Richemont || e Swatch Group || potrebbero essere costrette ad alzare i prezzi del 20% negli Stati Uniti, secondo gli analisti di Jefferies. Un rincaro che rischia di compromettere la competitività in un mercato già sotto pressione.

La reazione dei mercati fotografa bene la portata del problema. Watches of Switzerland ||, dealer britannico di orologi svizzeri quotato a Londra, è crollato del 6,79% Venerdì, diventando il proxy delle difficoltà elvetiche. Il titolo ha perso il 20% negli ultimi dodici mesi, anticipando gli effetti che ora si manifestano.

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La finestra negoziale che si chiude il 7 Agosto mette Berna sotto pressione. Il governo, che ha abolito tutte le barriere doganali sui prodotti industriali, contesta le accuse di mancanza di reciprocità. La bilancia commerciale, includendo i servizi, risulta pressoché in equilibrio. Argomenti razionali che potrebbero non bastare di fronte a una strategia americana che privilegia la forza alla logica economica.

Nell'era Trump nessun paese può considerarsi al sicuro. La neutralità secolare, che ha protetto la Confederazione da due guerre mondiali, si rivela inutile contro una guerra commerciale che non riconosce tradizioni diplomatiche. Il prezzo da pagare per scoprire che il mondo è cambiato potrebbe essere molto salato: 39%, per l'esattezza.

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