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Financial Stability Review: la combinazione di debito e crescita debole minaccia la stabilità dell’UE

21 Novembre 2024
1′ di lettura

L'ultimo Financial Stability Review della Banca Centrale Europea (BCE), redatto sotto la guida del vicepresidente Luis de Guindos, traccia un quadro allarmante: la fragile combinazione di crescita debole, debiti pubblici elevati e nuove tensioni protezionistiche rischia di compromettere la stabilità economica e finanziaria dell'Eurozona.

In un clima già segnato da una crescente instabilità, il report mette in evidenza un cambio di focus tra i rischi macroeconomici: dall’inflazione, ancora elevata, si passa ora al timore di una crescita più fragile. “In un contesto di incertezza macro-finanziaria e geopolitica elevata, potrebbe verificarsi un’improvvisa inversione del sentiment,” ha sottolineato la BCE, evidenziando come valutazioni elevate degli asset e rischi concentrati nei mercati finanziari possano amplificare le vulnerabilità in caso di shock esterni.

A peggiorare lo scenario, l’escalation del protezionismo globale. La rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha riacceso i timori di una nuova ondata di dazi.

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Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha parlato di un mondo sull’orlo di una “significativa escalation” della frammentazione economica. Le minacce di ulteriori barriere commerciali non fanno che alimentare le difficoltà per un’Europa che già fatica a riprendersi da una crescita stagnante.

Il rapporto mette in guardia contro una potenziale “recrudescenza sulla sostenibilità del debito sovrano”, un rischio alimentato dalla crescita debole e da incertezze politiche legate a recenti sviluppi elettorali, come quelli in Francia. Luis de Guindos ha evidenziato come i tassi di interesse sui titoli di stato di Paesi con un rapporto debito/PIL superiore al 100% siano aumentati significativamente durante recenti episodi di volatilità nei mercati finanziari. In Francia, ad esempio, lo spread tra i titoli decennali e quelli tedeschi ha raggiunto 75 punti base, un livello che non si vedeva dai giorni turbolenti delle elezioni parlamentari di questa estate.

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Anche se l’impatto diretto sui bilanci familiari e aziendali è stato finora moderato, una crescita più debole potrebbe esacerbare le difficoltà per le piccole e medie imprese e per le famiglie a basso reddito, danneggiando la qualità degli attivi detenuti dagli intermediari finanziari. Questi elementi ricordano pericolosamente la crisi dell’area euro di oltre un decennio fa, quando la Grecia rischiò il default e l’allora presidente della BCE, Mario Draghi, intervenne con la celebre promessa di fare “whatever it takes” per salvare la moneta unica.

Il rapporto conclude mettendo in evidenza anche rischi significativi nei mercati finanziari. “Valutazioni elevate e concentrazione del rischio” potrebbero portare a bruschi aggiustamenti nei prezzi delle azioni e delle obbligazioni. I mercati, inoltre, non hanno ancora dissipato le preoccupazioni legate a una potenziale bolla speculativa nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

L'Eurozona rischia di vedere accentuate le sue fragilità strutturali di cui abbiamo parlato più volte. Per gli investitori, la crescente instabilità del Vecchio Continente potrebbe rappresentare un segnale di allarme, spingendoli a guardare con più interesse oltre l'Atlantico, verso mercati più dinamici e resilienti come Wall Street.

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