Il 19 Agosto, alle nove del mattino a Washington, il Tesoro americano ha diramato un comunicato di poche righe. Raddoppiava i propri riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, da due a quattro miliardi di dollari per operazione. Nessuna delle parole di quel comunicato conteneva il termine bitcoin. Poche ore dopo, il bitcoin |
Per capire come una cosa abbia prodotto l’altra bisogna partire da dove eravamo. A metà Agosto il mercato delle criptovalute era fermo. Bitcoin galleggiava attorno ai 63 mila dollari, la metà del record toccato a Ottobre, e i fondi americani stavano perdendo denaro da giorni: 390 milioni defluiti nella sola settimana dell’11 Agosto, il peggior dato in un mese e mezzo. Esme Pau, che alla società di sicurezza CertiK studia i flussi istituzionali, descriveva il clima con parole che vale la pena riportare: “cauto, al limite del pessimista“.
Il giorno prima del comunicato, il 18, era successa una cosa nel mercato obbligazionario. Il rendimento del titolo di Stato americano a trent’anni |
Il Tesoro ha reagito il giorno dopo. Il meccanismo del riacquisto è più semplice di quanto il nome suggerisca: lo Stato ricompra il proprio debito lungo, quello che nessuno vuole più, e per pagarlo emette debito a breve, che invece si vende bene. Non crea moneta, non è quello che fa una banca centrale. Sposta soltanto la duration, e così facendo alleggerisce la pressione sulla parte lunga della curva. I rendimenti sono scesi. E qui comincia la parte interessante.
Quando i tassi americani calano, gli attivi che non pagano interessi diventano relativamente meno svantaggiosi. Bitcoin è il caso limite: non paga niente, quindi ogni volta che il rendimento del denaro scende, il costo di tenerlo in portafoglio si abbassa. Alcuni investitori lo sanno, e comprano. Ma quel giorno a comprare non sono stati solo loro.
Sul mercato dei derivati crypto, in quel momento, c’era una quantità enorme di scommesse al ribasso. Funziona così: chi punta sul calo prende in prestito il titolo, lo vende subito, e conta di ricomprarlo più in basso restituendolo a chi glielo aveva prestato. Se il prezzo invece sale, la perdita è teoricamente illimitata, e a un certo punto il broker impone di chiudere la posizione. Chiudere significa ricomprare. E ricomprare, quando il prezzo sta già salendo, lo fa salire ancora. Si chiama “short squeeze“, e in quelle ore ne è partito uno da tre miliardi e mezzo di dollari.
In tre giorni bitcoin ha guadagnato il 25%, arrivando sopra i 77 mila dollari. Bloomberg, il 20 Agosto, ha scritto una frase che con il senno di poi è la più precisa di tutta la vicenda: “il rally stava cercando compratori veri“. Fino a quel momento, in altre parole, non c’era gente che comprava bitcoin perché ci credeva. C’era gente costretta a comprarlo per non perdere di più.
I compratori veri, però, sono arrivati la settimana dopo. Nei sette giorni dal 24 Agosto i fondi americani hanno raccolto 1,92 miliardi di dollari, il massimo in dieci mesi. Da meno 390 milioni a più 1,92 miliardi in due settimane: è un cambio di view da parte di chi gestisce denaro altrui.
Il 25 Agosto la Cnbc ha dato un nome al fenomeno, e il nome è rimasto: “debasement trade“, la scommessa sulla svalutazione. L’idea è semplice e vecchia quanto la moneta. Se non ti fidi di quanto varrà il dollaro fra un anno, compri qualcosa che il governo non può stampare. Per duemila anni è stato l’oro, e infatti l’oro |
Poi, il 28 Agosto, è finita. A Jackson Hole il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha detto due cose. La prima è che l’inflazione tornerà a target, e che la banca centrale ha ancora del lavoro da fare. La seconda, più tecnica ma più pesante, è che le condizioni finanziarie attuali non sono restrittive: cioè che il denaro, oggi, costa ancora troppo poco. Nel giro di poche ore, Bitcoin è capitolato sotto gli 79 mila dollari.
È lo stesso discorso con cui si chiudeva il nostro articolo di Venerdì sui tassi europei. Un intervento di venti minuti, due mercati, due direzioni opposte: in Europa ha spinto in alto i rendimenti dei titoli di Stato, nel mondo cripto ha spento un rally.
Nel frattempo, e questa è la parte che nessuno ha collegato, il quadro regolamentare americano si sgretolava. Il 27 Agosto gli investitori istituzionali hanno dichiarato che il Clarity Act, la legge che dovrebbe finalmente stabilire chi vigila su cosa nei mercati delle criptovalute, non passerà entro il 2026. I forward gli assegnano il 14% di probabilità di diventare legge entro Dicembre, contro l’oltre 80% di inizio anno. Bitcoin, quel giorno, era a 80 mila dollari: saliva mentre la sua infrastruttura legale si allontanava in un binario morto.
Una parte di questa storia, curiosamente, passa dall’Italia. Giancarlo Devasini, 62 anni, di Casale Monferrato, chirurgo plastico prima di occuparsi di informatica, è secondo Forbes l’uomo più ricco del Paese con 89,3 miliardi di dollari, quasi il doppio di Giovanni Ferrero. Non è diventato ricco comprando bitcoin. È diventato ricco costruendo Tether |
Bitcoin ad Agosto: Due Settimane Decise Altrove | Agosto 2026
La Cronologia in Cifre
| Data | Bitcoin | Cosa è successo |
|---|---|---|
| 17 Agosto | $63.000 | Metà del record di Ottobre – deflussi ETF per $390M, peggior settimana da sei |
| 19 Agosto | +8% in poche ore | Il Tesoro USA raddoppia i riacquisti da $2B a $4B – il trentennale era al 5,34% |
| 19-22 Agosto | +25% in tre giorni | Short squeeze da $3,5B sui derivati: riacquisti forzati, non domanda |
| 25 Agosto | $81.000 | ETF USA raccolgono $1,92B in una settimana, massimo in dieci mesi |
| 28 Agosto | Sotto $80.000 | Warsh a Jackson Hole: condizioni finanziarie non restrittive |
La Lettura moneyfeel
| Fattore | La lettura | Cosa la smentirebbe |
|---|---|---|
| Il prezzo lo fanno i tassi | Il rally nasce dal Tesoro e muore da Jackson Hole: le probabilità di rialzo Fed a Settembre sono passate dal 35% al 58%, e con tassi alti tenere dollari rende. Bitcoin no | Una tenuta sopra $78.000 anche con la Fed che alza a metà mese |
| Squeeze prima, domanda poi | La prima gamba è stata copertura forzata; i $1,92B di ETF sono arrivati dopo. Il debasement trade è reale – l’oro ha chiuso il miglior mese dal 1999 – ma è nato su un movimento tecnico | Flussi ETF che restano positivi in una settimana senza catalizzatori macro |
| La regolamentazione sfila | Il Clarity Act è sceso da oltre l’80% al 14% di probabilità di firma entro Dicembre, e il prezzo quel giorno non se n’è accorto: la struttura normativa conta meno della liquidità | Una reazione marcata al voto del Senato del 15 Settembre |
Fonte: moneyfeel research | Bloomberg · CNBC · CertiK · Nexo | Agosto 2026
Restano i numeri di oggi. Bitcoin sta a 77.465 dollari. Ieri ha tenuto sopra i 78 mila mentre nuovi raid americani sull’Iran spingevano il Brent |
Le prossime date, a questo punto, sono quattro. L’occupazione americana Venerdì, l’inflazione l’11 Settembre, il voto del Senato sul Clarity Act il 15 e la riunione della Fed a metà mese. In mezzo c’è il numero che riassume tutto, cioè le probabilità di un rialzo dei tassi a Settembre, passate dal 35% a circa il 58% in due settimane. Ad Agosto bitcoin è salito del 26% sulla scommessa di un dollaro più debole. Oggi la Fed manda il segnale opposto: con tassi più alti, tenere dollari torna a offrire rendimento. Bitcoin, invece, non paga interessi.


