Wall Street ha un nuovo problema da affrontare. Anzi, due. Il primo: le azioni globali sono in territorio overbought secondo Bank of America, con l’89% degli indici azionari MSCI sopra le medie mobili a 50 e 200 giorni. Traduzione: quando questa percentuale supera l’88%, storicamente è un segnale di vendita. Il secondo: Donald Trump ha appena nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed. E il mercato ha già capito che aria tira.
Partiamo dai flussi, perché sono loro a raccontare la vera storia. Gli strategist di Bank of America, guidati da Michael Hartnett, hanno registrato deflussi dai fondi azionari per 15,4 miliardi di dollari nella settimana chiusa il 28 Gennaio, proprio mentre l’MSCI World |
Ed è qui che entra in scena Kevin Warsh. 55 anni, già nel board della Fed dal 2006 al 2011, ricercatore alla Hoover Institution e docente a Stanford. Trump lo ha scelto per sostituire Jerome Powell, che lascerà l’incarico a Maggio. E lo ha fatto con l’entusiasmo di sempre: “Conosco Kevin da molto tempo. Sarà uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore“. Il problema è che Warsh ha una reputazione da falco. È sempre stato critico verso l’espansione del bilancio della Fed e ha spesso sostenuto tassi più alti per tenere sotto controllo l’inflazione.
Il mercato ha reagito subito. Il dollaro si è rafforzato, la curva dei Treasury si è irripidita e i futures azionari sono scivolati. I metalli preziosi hanno perso terreno. Gli investitori si aspettano meno tagli dei tassi rispetto a quanto sperato, e soprattutto meno interventi sul bilancio della Fed per tenere bassi i rendimenti a lungo termine. Tutti gli analisti lo hanno sintetizzato senza giri di parole: “I mercati stanno rispondendo perché credono che, tra i candidati alla presidenza della Fed, stiamo per avere quello più falco.”
Eppure, c’è un apparente paradosso. Trump ha passato mesi ad attaccare Powell per non aver tagliato i tassi abbastanza velocemente. E ora nomina un falco? La spiegazione più diffusa è che Warsh sia un pragmatico, non un ideologo. Probabilmente qualche concessione è stata discussa prima della nomina. Ma una volta in sella, potrà fare quello che vuole. Il vero timore è un altro: che The Donald eserciti su Warsh la stessa pressione esercitata su Powell, mettendo a rischio l’indipendenza della banca centrale. Un punto su cui Powell è stato chiarissimo nell’ultima conferenza stampa: l’indipendenza della Fed è un pilastro delle democrazie avanzate, non un dettaglio tecnico.
Va ricordato, però, che il presidente della Fed non governa da solo. Warsh dovrà convincere gli altri 11 membri votanti del FOMC. La politica monetaria americana è collegiale, non monarchica. E molti analisti ritengono che il comitato resterà prudente finché l’inflazione non scenderà in modo stabile sotto il 2%. Krishna Guha di Evercore invita alla cautela: “Non esagerate con il trade falco su Warsh. C’è rischio di whipsaw.” Che significa: il mercato potrebbe aver reagito troppo, e troppo in fretta.
Per ora, la reazione è questa: dollaro più forte, curva dei Treasury in steepening, e aspettative di meno tagli dei tassi nel 2026. Ma il vero test arriverà quando il nuovo Presidente dovrà bilanciare le pressioni di Trump con la necessità di mantenere la credibilità della Fed. E lì, amico mio, nessuno sa cosa succederà.


