JPMorgan ha appena fatto una cosa insolita. Ha abbandonato la prudenza che la caratterizzava da anni e ha alzato il target sull'S&P 500 |
Il cambio di rotta è evidente quando guardi i numeri. Ad Aprile, nel pieno della volatilità sui dazi, Lakos-Bujas aveva previsto che l'S&P 500 chiudesse il 2025 a 5.200 punti. Poi ha corretto a 6.000 punti. Entrambe le stime erano conservative: implicavano una performance del 2% per l'anno, mentre l'indice è già salito del 16%. Adesso JPMorgan si allinea al coro ottimista di Wall Street. UBS, HSBC, Deutsche Bank e Morgan Stanley puntano tutti su guadagni a doppia cifra nel 2026. Anche Société Générale ha alzato il target da 6.900 a 7.300 punti. Traduzione: dopo anni di scetticismo, anche i più cauti stanno capitolando.
Il punto è capire se questo ottimismo è giustificato o se stiamo assistendo a un classico "capitulation" dei bear proprio prima di una correzione. JPMorgan difende la tesi con tre argomenti. Primo: gli utili aziendali cresceranno più della media storica grazie all'AI. Secondo: il boom di investimenti in infrastrutture AI continuerà a sostenere i tech. Terzo: la politica fiscale sarà accomodante e gli azionisti riceveranno più buyback e dividendi. Gli strategist scrivono: "Nonostante le preoccupazioni su bolla AI e valutazioni, i multipli attuali stanno correttamente anticipando crescita degli utili, boom capex AI e politiche fiscali più facili". Per intenderci, stanno dicendo che i P/E alti sono giustificati.
Ma c'è un problema. Le valutazioni sono già tirate. L'S&P 500 scambia sopra i 24 volte gli utili attesi, un livello che storicamente precede rendimenti più bassi nei tre-cinque anni successivi. JPMorgan sostiene che questa volta è diverso perché l'AI cambierà strutturalmente i margini e la produttività. È Possibile. Il mercato ha già scontato però aspettative molto alte. Se gli utili crescono meno del previsto, o se la Fed taglia i tassi meno di due volte perché l'inflazione resta ostinata, il target 7.500 diventa irraggiungibile. E lo scenario 8.000 punti sembra più un esercizio teorico che una previsione realistica.
La storia diventa interessante quando noti il timing. JPMorgan alza il target proprio mentre il consenso Wall Street diventa uniformemente bullish. Quando tutti pensano la stessa cosa sui mercati, spesso succede l'opposto. Questo non significa che JPMorgan abbia torto, significa che il rischio-rendimento è cambiato. A inizio anno, con target conservativi e sentiment negativo, l'asimmetria era favorevole. Adesso, con target ambiziosi e sentiment euforico, serve che tutto vada perfetto per raggiungere gli obiettivi. Un rallentamento economico, una Fed più hawkish, una delusione sugli utili AI basterebbero per far deragliare il piano.
A 6.812 punti l'S&P 500 ha già corso parecchio. JPMorgan vede altri 700 punti di guadagno nel 2026. Per crederci devi credere che l'AI manterrà le promesse, che la Fed taglierà i tassi, che gli utili cresceranno sopra trend. Tutto possibile, niente garantito. Chi ha cavalcato il rally da 5.000 punti dovrebbe chiedersi se vale la pena rischiare per un altro 10%. Chi vuole entrare ora paga valutazioni elevate per sperare in una crescita perfetta. JPMorgan ha abbandonato la cautela dopo anni. Forse è il segnale che il mercato si sta avvicinando a un punto di svolta.


