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Fino ad oggi, Eni ha completato cessioni per 5,8 miliardi di euro, con ulteriori 3 miliardi previsti entro la fine del 2025. La strategia si articola su due fronti: da un lato, la vendita di partecipazioni nelle proprie controllate, dall’altro, la cessione di asset legati all’upstream, come attività di esplorazione e produzione di energia. Tra le attività ancora sul mercato figurano gli impianti di estrazione in Costa d’Avorio e la partecipazione nella divisione di biocarburanti e bioplastiche Novamont.

In linea con la sua visione green, il cane a 6 zampe è anche in trattative avanzate per cedere una quota della sua divisione di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Questo progetto, fondamentale per ridurre le emissioni di CO₂ e allinearsi agli obiettivi climatici globali, è destinato a diventare uno dei pilastri della strategia ambientale della società.
Il cuore della trasformazione risiede nel cosiddetto "modello satellite", che prevede lo spin-off di divisioni strategiche per attrarre capitali esteri. Questo approccio consente al gruppo di liberare risorse finanziarie per nuovi investimenti, mantenendo al contempo una supervisione sulle operazioni chiave. Non si esclude, inoltre, che alcune di queste divisioni possano essere successivamente quotate in borsa, consolidando la loro indipendenza operativa e la loro attrattività per gli investitori. Il modello è stato già applicato con successo in altre aree e rappresenta una delle risposte più innovative alla necessità di accelerare il passaggio a un modello di business sostenibile, senza rinunciare alla competitività.
Se da un lato la rapidità con cui Eni sta raggiungendo i suoi obiettivi di dismissione è un segnale di forza, dall’altro porta con sé alcuni rischi. La vendita degli asset più complessi potrebbe richiedere più tempo del previsto, e ogni ritardo rischia di impattare sulla fiducia del mercato. Ma per ora, il ritmo sostenuto delle operazioni conferma l’efficacia della strategia adottata.
Il prossimo appuntamento chiave sarà il 27 Febbraio, quando Eni presenterà il suo piano strategico aggiornato per il triennio 2025-2028. Sarà l’occasione per fare il punto sui progressi nella transizione energetica e svelare nuovi obiettivi. Tra le priorità ci saranno sicuramente l’espansione delle energie rinnovabili, il potenziamento della divisione CCS e una crescente riduzione della dipendenza dagli idrocarburi.
Alla chiusura di Lunedì, Eni presenta indicatori finanziari che combinano solidità operativa e un interessante potenziale di crescita.

Il P/E di 7,2x evidenzia una valutazione contenuta rispetto alla media del settore (8x-10x), mentre l'EBITDA di €19,4 miliardi e un margine del 28% riflettono un’efficace gestione nonostante le sfide del settore. Con un EV/EBITDA di 4,8x, l’azienda si posiziona come una delle più convenienti per gli investitori. La sua strategia di transizione energetica e i risultati operativi rendono il titolo particolarmente interessante in un mercato in evoluzione verso la sostenibilità.

