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Borse ai massimi storici mentre l’economia arranca: il paradosso europeo

17 Febbraio 2025
2′ di lettura

Le Borse europee continuano a segnare nuovi record, mentre l'economia reale fatica a riprendersi. Francoforte e Londra sono sui massimi, Milano torna ai livelli del 2008 e Parigi si avvicina al top di sempre. Ma come è possibile che gli indici finanziari volino mentre la crescita economica è stagnante e il contesto geopolitico sempre più incerto?

Il primo elemento da considerare è che le Borse non sono una fotografia fedele dell'economia dei rispettivi Paesi. Un esempio emblematico è la Germania: nonostante sia entrata in recessione tecnica, il DAX || continua a macinare record. Il motivo? Le aziende quotate a Francoforte generano l'84% del loro fatturato all'estero. Tra queste, SAP ha raddoppiato il proprio valore nel 2024, spingendo l'intero indice al rialzo. Questo dimostra che le performance delle Borse sono spesso scollegate dalle difficoltà interne di un Paese.

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Anche in Italia il rally è guidato da un comparto ben preciso: la finanza. Le banche rappresentano il 35% del Ftse Mib || e, includendo assicurazioni e altri istituti di finanziari, il peso complessivo sale al 45%. Il sistema bancario ha tratto enorme beneficio dal rialzo dei tassi, generando utili record dopo anni di sofferenza. Eppure, questa euforia non riflette la realtà produttiva del Bel Paese, dominata da piccole e medie imprese, molte delle quali non sono quotate e stanno soffrendo la stretta creditizia e la debole domanda interna.

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L’aspettativa di tagli ai tassi da parte della BCE è un altro elemento chiave: la frenata economica alimenta infatti le aspettative di una politica monetaria più accomodante, che a sua volta sostiene i listini azionari. Inoltre, i mercati europei stanno beneficiando delle aspettative sui bilanci aziendali. Nonostante la congiuntura negativa, molte società quotate hanno pubblicato risultati superiori alle aspettative, con il 70% delle aziende dell'EuroStoxx 600 che ha battuto le stime sugli utili.

Il rally delle Borse potrebbe però rivelarsi fragile. Le elezioni in Germania e il dibattito sul "freno al debito" rappresentano un'incognita per gli investitori. Una vittoria del CDU guidato da Friedrich Merz potrebbe portare a un allentamento delle regole fiscali, favorendo gli stimoli economici mentre un'ascesa del partito di estrema destra AfD complicherebbe lo scenario: generando volatilità nei mercati. Persino la Francia non è immune dai rischi politici: il ricordo della crisi post-elettorale del 2024, che ha portato a un crollo del 10% della Borsa di Parigi (CAC40) ||, è ancora vivo. Eventi simili potrebbero ripetersi, vanificando i recenti guadagni.

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Infine, il contesto geopolitico appare più incerto. Alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, lo scontro tra Stati Uniti ed Europa si è fatto più evidente, con il vicepresidente USA Vance che ha attaccato frontalmente le istituzioni europee. I mercati, forse eccessivamente ottimisti, hanno colto nella prospettiva di maggiori spese per la difesa e di un possibile disgelo con la Russia dei segnali positivi ma il rischio che queste tensioni si traducano in shock economici o in un rialzo dell’instabilità politica oltre Atlantico potrebbe presto riportare gli investitori con i piedi per terra.

L'attuale divergenza tra mercati finanziari ed economia reale non è destinata a durare per sempre. Se da un lato il momentum azionario è ancora forte e sostenuto da fattori tecnici e monetari, dall'altro la fragilità economica e i rischi geopolitici potrebbero innescare possibili correzioni.

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